Era il 14 ottobre del 1998 quando Steve McClure, atleta britannico in forte ascesa, rinviava la catena di Mutation, un grande progetto che per lui rappresentava “il limite ultimo” delle sue possibilità. Non era il primo 9a della storia, e a dirla tutta Steve non era neanche così convinto di poter proporre “quel” grado, ma le stime basate sul fatto che fosse il proseguimento di una via già decisamente dura (Evolution, 8c+), sulla qualità a dir poco sfuggente degli appoggi e sulla scarsità complessiva degli appigli avevano fatto precedere qualsiasi sua proposta in merito.

Il movimento finale di Mutation. Questa foto è stata pubblicata nello storico magazine OTE e consacrò Steve di fronte al grande pubblico! (Ben Lowe)
Dal 1990 il livello dell’alta difficoltà britannica si era innalzato con Hubble, capolavoro di Ben Moon a Raven Tor: le immagini di questa via corta ed esplosiva avevano fatto il giro dei principali Magazine di arrampicata, facendo sognare gli arrampicatori più giovani. Nonostante il dominio di Hubble in quegli anni sulla scena inglese, Mutation è una parte fondamentale della storia dell’arrampicata, e la sua difficoltà è stata convalidata con il senno di poi dal numero delle ripetizioni: solo una, da parte di Will Bosi nel 2021, ovvero 23 anni dopo la First Ascent.
Chi era Steve McClure
Ma chi era Steve McClure, soprattutto in quel periodo? Se per noi è un simbolo di tenacia, solidità e tecnica ad altissimi livelli, in quegli anni non era ancora così popolare, o almeno non fuori dal circolo dei “local” britannici. In quel di Sheffield, città che aveva scelto con lungimiranza come posto ideale per il suo percorso di studi, Steve McClure iniziava però ad avere una certa notorietà, aggiungendo silenziosamente al suo Palma Rès vie sempre più dure e degne di considerazione.
La vita degli arrampicatori di Sheffield si divideva tra tentativi sui progetti e party, giornate in falesia e serate di divertimento puro: ed era proprio in quelle conversazioni dal tasso alcolico elevato, e delle quali restava solo un vago ricordo il giorno successivo, che alla fine degli anni ’90 si iniziava a parlare con costanza e una certa curiosità anche degli straordinari risultati di Steve McClure.
Stava accedendo alla ristretta élite di arrampicatori che lui stesso considerava irraggiungibili, o meglio ancora: eroi. Jerry Moffat, Nic Sellars, Seb Grieve ed ovviamente Ben Moon dominavano la scena del momento, portando la ricchezza del loro carisma e della loro motivazione tra gli arrampicatori “comuni”, e ispirando i più giovani con le loro salite epiche. Lontano dal volerli raggiungere per godere della fama e della gloria fine a se stesse, Steve McClure semplicemente seguiva le loro orme spingendo forte sull’acceleratore quando si trattava di credere in una possibilità di riuscita contro novantanove di fallimento.

Steve mentre si prepara per il complicato incrocio dove è caduto parecchie volte! (Kieth Sharples)
Ma arriviamo a Mutation, o forse meglio: il miracolo
Hai presente quando guardi una via estrema e pensi che solo una congiunzione astrale che capita una volta in un milione di anni potrebbe darti quel “guizzo” in più per arrivare alla catena? È esattamente quello che pensava anche Steve ogni volta che cercava di passare la prima sezione della via (niente meno che la durissima Evolution, 8c+) con freschezza e agilità, in modo da arrivare con un minimo di margine al proseguimento più logico della linea verso seconda catena. Un movimento disperato alla fine della via, che richiedeva un tempismo perfetto così come una buona dose di forza ed esplosività, aggiungeva un po’ di pepe all’assetto mentale con cui veniva affrontato ogni tentativo.
Fino a quando, in una giornata particolarmente ventosa, un soffio di aria gelida britannica riesce nel miracolo di dare a Steve “la spinta giusta” per completare il movimento, marcando così una tappa fondamentale nella sua carriera di arrampicatore. Per un attimo avrebbe voluto chiamarla “Intervento Divino” ma poi ha optato per un più appropriato Mutation. Questa estensione, chiodata dallo stesso Steve, ha resistito agli attacchi di chiunque ci avesse messo le mani sopra per ben ventitré anni, quando un altro giovane alieno della nuova generazione britannica, e cioè Will Bosi, ha infranto il muro della “via irripetuta”.
Steve su Evolution nel 2001, giusto per vedere come sembrava la via qualche anno dopo! Sempre durissima, ovviamente!
Ma a che punto eravamo nel 1998?
Come dicevamo, Steve stava ancora ragionando sul grado da proporre quando “la stampa” e tutti quelli che bene o male avevano provato o il progetto o anche solo Evolution, già parlavano di 9a. Action Directe, che fa sempre un po’ da parametro quando si parla di questa difficoltà, annoverava nei suoi sette anni di vita una sola ripetizione (da parte di Alexander Adler), e Om, il secondo 9a al mondo, liberato nel 1992 da Alex Huber avrebbe atteso ancora undici anni per vedere una prima ripetizione firmata Adam Ondra. Anche gli altri capolavori di Alex Huber come Weisse Rose e Open Air, così come le storiche vie di Fred Rouhing, tutte liberate qualche anno prima di Mutation, avevano aperto la strada verso l’alta difficoltà, seppur facendosi carico delle mille incertezze legate “al nuovo grado”. Ogni via portava con sé il percorso di chi l’aveva individuata, chiodata, assediata e poi liberata, misurandosi con le proprie capacità fisiche e mentali.
Il grado assegnato “di comune accordo” tra tutti i climber del momento non fu mai smentito: anzi, Will Bosi, dopo la sua ripetizione del 2021 e forte della sua esperienza sulla roccia, ha proposto un solido 9a+. Un grado che potrebbe cambiare la storia dell’arrampicata per gli appassionati di numeri e statistiche, forse anche del primo 9a+ di tutta la storia dell’arrampicata, ma che non potrà ami cambiare il significato profondo che ha avuto per Steve e il fascino che ancora esercita su tutti noi.
Will Bosi in un tentativo su Mutation. A Will, molto più forte di Steve, la via è rsiultata decisamente più facile, soprattutto nell'incrocio, ma si è trovato in difficoltà nella parte finale delle via su mini tacchette!
Steve McClure su Mutation – 25 anni dopo
Con l’occasione dei 25 anni dalla First Ascent abbiamo sentito Steve McClure per fare insieme a lui qualche considerazione sulla via e sull’arrampicata di ieri e oggi.
Steve, sono passati 25 anni e Mutation conta una sola ripetizione: avresti mai immaginato che Mutation sarebbe rimasta negli anni una via così impegnativa, nonostante la costante crescita di questo sport?
Sì, 25 anni! Wow, sono davvero tanti anni! Non troppi forse per aspettarsi anche una seconda ripetizione, ma questo mi fa pensare più che altro al fatto che sono davvero tanti anni che arrampico in questo stile! Metà della mia vita. Non ho mai pensato che Mutation sarebbe stata molto impegnativa anche per gli altri arrampicatori, ai tempi era semplicemente una mia sfida personale. È bello sapere che ci sarà una nuova via da provare anche per gli altri, ma non mi ero mai fermato a pensare al modo in cui sarebbe stata impegnativa per loro. Ad essere sincero penso che fossi abbastanza sicuro che gli altri l’avrebbero ripetuta abbastanza velocemente, visto che c’erano molti arrampicatori più forti di me.
E qual è secondo te il motivo per cui risulta veramente difficile anche per gli arrampicatori della nuova generazione?
Mutation è puro “rock climbing”. Ha movimenti complessi con pessimi appoggi per i piedi e pessime prese per le mani. Richiede ottime abilità relative all’arrampicata sulla roccia e un po’ meno di quelle più tipiche dell’arrampicata indoor. Le nuove generazioni uniscono l’arrampicata outdoor con l’allenamento indoor, ma l’allenamento in palestra non aggiunge loro molte probabilità di successo su questo tipo di via. Nonostante siano indiscutibilmente molto forti dal punto di vista fisico, qui contano le capacità più tipiche della roccia. Quando ho salito Mutation, arrampicavo molto raramente indoor, quasi solo outdoor e, aspetto secondo me cruciale, tantissimo a Raven Tor. Inoltre questa via risponde perfettamente allo stile che mi è più congeniale, sviluppandosi su prese piccole e richiedendo una forte body tension e posizionamento dei piedi molto alto. Mi sento davvero fortunato ad aver trovato questa via!

La falesia di Raven Tor
Ora che sai di aver scritto una pagina della storia dell’arrampicata (o più di una), hai imparato qualcosa su di te-climber che non conoscevi?
Sono consapevole di aver scritto alcune pagine della storia dell’arrampicata… ma alla fine ho imparato che sono lo stesso arrampicatore di sempre! Il mio obiettivo non è mai stato essere famoso, scrivere pezzi di storia o essere il migliore. Sono solo un arrampicatore che ama arrampicare, e soprattutto arrampicare in outdoor. Mi piace provare vie difficili e mettermi alla prova. Penso che sarà sempre così.
Tra tutte le cose che sono successe dopo la salita di Mutation (come, per esempio, l’aver acquisito una maggiore fiducia in te stesso e nelle tue capacità), qual è quella per cui ti senti più grato?
Sono grato soprattutto per come è cambiata la mia vita. Mutation, e tutte le vie che sono arrivate dopo, mi hanno permesso – insieme a un po’ di fortuna – di entrare veramente nel mondo dell’arrampicata da professionista, ed ora posso vivere di questo sport attraverso il lavoro di tracciatore e di istruttore, di team management, test di prodotti, scrittura, incontri ecc. Tutto questo è fantastico! Amo il mio lavoro, e per la maggior parte del tempo non sembra neanche un lavoro, nonostante ci siano giornate lunghe e impegnative. Ma c’è veramente molta flessibilità nella mia professione, ho visitato luoghi incredibili e incontrato persone eccezionali, e ho fatto meravigliose vacanze con la mia famiglia. Sono stato un ingegnere con il classico lavoro dalle 8 alle 6 cinque giorni alla settimana… mi piaceva e poteva essere “il lavoro della vita”… ma la mia vita lavorativa è molto meglio ora! Se guardo l’aspetto economico non sarò mai ricco, ma lo sono già abbastanza se, invece dei soldi, considero il divertimento!











