Mancano 90 giorni alle Olimpiadi e abbiamo tutti voglia di entrare in modalità “Tokyo ON”: d’altronde la recente tappa di Coppa del Mondo Boulder di Meiringen ha visto accedere alla finale maschile ben quattro giapponesi, due dei quali hanno vinto una medaglia.
Incantati dagli inchini di Tomoaki Takata dopo ogni boulder, abbiamo voluto approfondire il loro approccio alle gare e nello specifico al tifo “locale”. Forti di un’approfondita conoscenza del mondo orientale, vi elenchiamo quindi cinque parole che tutti dovremmo introdurre nel nostro vocabolario per poter supportare con la lingua del posto gli atleti della nostra nazionale ma, molto sportivamente, anche gli altri!
Gamba!
Se una persona comune conosce una parola giapponese, solitamente questa è “arigatò”, ma provate a chiedere ad un vostro amico climber e vi risponderà sicuramente “Gamba”, con tutte le sfumature di “Gambatte” o “Gambaru”, tutte corrette e difficilmente traducibili con poche parole. Il verbo Gambaru nella sua forma infinita significa suppergiù “impegnarsi”, “dare il massimo”, “essere più forte e tenace di tutte le avversità”. Insomma, non importa se ci troviamo davanti ad una placca di biditi o ad un dinamico con triplo salto e sbandierata: l’importante è non mollare e dare il massimo. Imperativo: Gambatte. Colloquiale: “Gamba, Gamba”. Esortativo “Gamba né".
Omedetò
Il quesito è: “come tradurre Omedetò”. Potremmo tirarci fuori una tesi di laurea universitaria con specialistica annessa, ma vogliamo farla breve ed abbiamo pensato di proporvi un’espressione che non è della lingua italiana. Se siete familiari con i commenti in spagnolo su Instagram, avrete notato che, spesso dopo la realizzazione di un tiro, compaiono infiniti “enlahorabuena”. Che a noi, così “a naso”, verrebbe da tradurre con “alla buon’ora”, ma in realtà significa tutt’altro! Ogni lingua ha infatti il proprioo modo per esprimere: “congratulazioni”, un modo che porta con sé secoli di sviluppo della lingua e della cultura. Naturalmente anche in giapponese è qualcosa di più complesso del semplice “complimenti”, ma per non scrivere una Treccani sul tema, la consideriamo come “buona la prima”.
Ike Ike
Dal verbo Iku nella sua forma infinita, rappresenta l’ìmperativo / esortativo di “andare”! Come dire: “go go go” in inglese, “dai dai dai” in italiano, “allez, allez, allez” in francese, che è poi diventato per tutti un internazionalissimo “alè alè alè”. Non lo troverete scritto così ovviamente, ma con gli ideogrammi dell’alfabeto Hiragana. Ma credeteci sulla fiducia!
Naisu-dayo
Questo potrebbe essere il mega quizzone del weekend da fare su Instagram: partiamo dal presupposto che “dayo” non ha praticamente significato, ma rende più colloquiale e giovanile il tutto. Ci resta “Naisu”, dove l’ultima vocale viene praticamente sfumata: ebbene sì, non è altro che la trasposizione di “nice” con le lettere dell’alfabeto che usano per le parole di origine inglese (il katakana). Insomma, è la giapponesizzazione di “nice, man” : sta bene con tutto che si tratti di una vittoria o di una gara combattuta ma che non ha dato il risultato sperato.
Noboru / Climbing
È il verbo giapponese per “arrampicare”, ma attenzione! Viene usato quasi esclusivamente per parlare di alpinismo o comunque con il concetto di “arrampicare una montagna”. È molto legato alla tradizione giapponese: non per nulla il celebre viaggio di Caroline Ciavaldini e James Pearson alla scoperta dell’arrampicata nelle cascate di acqua, ci ha portati a conoscere il Sawanobori, dove Sawa sta per ruscello/ cascata e Nobori per arrampicata. Quella che vedremo andare in scena alle Olimpiadi è semplicemente Climbing, che viene però trascritto nel loro alfabeto Katakana ed assume l’aspetto di una parola – per i non addetti ai lavori – impronunciabile.
E allora... ike ike ike! Mancano novanta giorni alle Olimpiadi di Tokyo!











