Atleta agonista di altissimo livello, determinata e poliedrica sulla roccia, Roberta Longo ha sulle sue solide spalle la vittoria di una Coppa Italia Boulder, di un Campionato Italiano Assoluto Boulder e diverse partecipazioni alle tappe di Coppa del Mondo Boulder fino al 2009.
Dopo un periodo in cui si è dedicata alla roccia, sono sopraggiunte delle piacevoli novità: due bimbi che hanno reso più frizzante la dimensione familiare della vita insieme a Pietro Bagnara e che hanno tirato fuori tutte le capacità di Roberta di riuscire a incastrare gli impegni familiari e lavorativi con la sua innata passione per l’arrampicata, creando nuovi equilibri.
Sbirciando sui suoi profili social (come Instagram) abbiamo visto quanto sia sempre più tenace sui boulder, sfoderando oltretutto un’attitudine assolutamente positiva. Abbiamo voluto farci raccontare da lei come ha vissuto questo periodo di grandi cambiamenti e quale sia la sua “arma segreta” per essere tornata straordinariamente in forma.

Ciao Roberta, benvenuta su Oliunìd! È un piacere averti come ospite nel nostro blog; come stai e dove ti trovi in questo momento?
Grazie a voi! Tutto alla grande, grazie! Sono con la famiglia al Trento Film Festival; tra qualche giorno mi concederò una piccola vacanza in Val di Mello in occasione del Melloblocco!
Per chi segue la scena e le gare di arrampicata già da qualche anno, sei un nome noto per i tuoi ottimi risultati sia nelle gare boulder italiane (Coppa Italia e Campionati Assoluti) che nelle gare di Coppa del Mondo Boulder. Sappiamo che gli anni dall’ultima gara agonistica ad oggi sono stati particolarmente intensi: vuoi riassumerci qualcosa?
Certo! Le ultime mancate convocazioni in Nazionale per inverosimili “motivi di età” mi hanno portato ad abbandonare completamente il mondo delle gare. Quando gareggiavo in Coppa Italia il mio obiettivo principale era qualificarmi per la Coppa del Mondo; una volta che mi è stata preclusa questa possibilità, ho perso la motivazione per l’indoor e mi sono dedicata all’arrampicata sulla roccia, principalmente in falesia.
Nel 2014, in occasione del Melloblocco, ho conosciuto Pietro Bagnara e da lì è iniziata la nostra vita insieme, che presto è diventata “a tre” e poi “a quattro” con l’arrivo dei nostri due bimbi.
Come hai vissuto il ritorno alla scalata dopo le gravidanze?
Dal punto di vista fisico non è stato un percorso semplice, soprattutto inizialmente: in entrambe i casi ho avuto un parto abbastanza tosto e la ripresa è stata caratterizzata da piccole conquiste e da tempi che non dipendevano dalla mia motivazione o voglia di rimettermi in forma. L’arrampicata è comunque sempre stata la mia passione: allenarmi è, per me, quasi una necessità fisica. Quindi, appena ne ho avuto la possibilità, ho ripreso con le mie vecchie programmazioni, per passare poi ad una nuova pianificazione fatta su misura per la “nuova me” dal Dr. Olaf Panozzo di Fisiorock.

Dal punto di vista mentale come ti ha cambiata il fatto di diventare mamma?
Ha cambiato moltissimi aspetti della mia arrampicata, semplicemente perché cambia il modo in cui poni le priorità sulla bilancia in ogni decisione della tua vita. Se la gravidanza e l’allattamento ti stancano dal punto di vista fisico, diventare genitore ti richiede di dover incastrare molte più cose insieme, cercando ogni volta degli equilibri nuovi. Dopo la nascita del secondo bimbo ho però capito che era il momento di riprendermi degli spazi del tutto miei ed ora sono molto soddisfatta della mia nuova “routine”.
Partendo dalla tua esperienza, qual è secondo te la chiave per incastrare famiglia, lavoro, impegni e non farsi lasciar prendere dalla tentazione di “mollare tutto” o di arrampicare quando capita?
Il primo passo credo che sia accettare con un atteggiamento positivo il fatto che “non sarà più come prima”. Credo che valga in generale sia per le mamme che per i papà climber: essere genitore implica che non avrai più gli stessi ritmi, la stessa leggerezza mentale e gli stessi recuperi che potevi avere quando ti allenavi a vent’anni. A volte sei in forma ma ti salta il weekend perché i bimbi stanno male, a volte dopo un weekend sui massi ti rendi conto che non hai recuperato neanche dopo i due “canonici” giorni di riposo. Vale la pena imparare ad ascoltarsi e sviluppare un ottimo senso di adattamento perché poi le soddisfazioni arrivano sempre e comunque.

Torniamo un attimo sull’allenamento: su quali aspetti sono focalizzate ora le tue programmazioni?
Facendo principalmente boulder ora alleno molto le gambe ed utilizzo tanto il MoonBoard; quest’ultimo strumento mi aiuta molto rispetto al mio stile di arrampicata, generalmente molto statico. Ho quasi del tutto abbandonato invece i vecchi esercizi, fatti in quantità sufficienti per una vita intera negli anni passati, come trazioni e sospensioni. Mi alleno tutti i martedì e giovedì dopo il lavoro, mentre il weekend è dedicato all’arrampicata sui massi. Ciò che mi aiuta e mi completa moltissimo è infatti la possibilità di arrampicare fuori: scalo più che posso nel fine settimana, e cerco di cambiare il più spesso possibile lo stile dei boulder.
A proposito, come siete tornati a vivere l’arrampicata su roccia dopo la nascita dei bimbi?
Inizialmente abbiamo fatto qualche tentativo in falesia ma tornavamo a casa più stressati di prima! Non ce la vivevamo bene, ci sono molti rischi oggettivi ai quali fare attenzione (come ad esempio la caduta di pietre dall’alto) o variabili che non puoi prevedere come i bimbi che ti chiamano o che si stufano di stare in un posto e l’inevitabile mancanza di concentrazione mentre scali. Con il boulder abbiamo trovato una dimensione dentro la quale stiamo tutti meglio, e così cerchiamo di organizzare i nostri fine settimana combinando una mezza giornata sui massi con una mezza giornata dedicata ad altre attività più specifiche per i bambini. Ora il più grande va a scuola e tutti i lunedì mattina si raccontano cos’hanno fatto durante il fine settimana: abbiamo dovuto aggiungere “per forza” qualche variabile accattivante alla sola arrampicata! ;)
Per quanto riguarda i progetti, riesci ad averne come da manuale a breve e lungo termine?
Avere dei progetti a lungo termine è complicato perché implica il fatto di tornare spesso nello stesso posto ed il risultato più probabile è che i bimbi si stufino prima che io riesca a chiudere il boulder! ;) Certo, questo vuol dire arrampicare molto sotto il mio grado limite nel superlavorato, ma sono comunque molto contenta di quello che sto riuscendo ad ottenere ora e dei miglioramenti che vedo uscita dopo uscita.

Com’è il tuo rapporto con le gare ora?
Mi diverto moltissimo: la settimana scorsa ho partecipato ad una gara amatoriale della palestra che frequento abitualmente, e mi sono resa conto che le ragazze con cui mi confrontavo potevano tranquillamente avere la metà dei miei anni! È stata una sensazione particolare, da una parte – ma solo per un attimo – ho pensato di essere nel posto sbagliato, ma allo stesso tempo ero felice di essere lì a divertirmi.
E com’è andata la gara?
L’ho vinta! ;)
Tutte le foto dell’articolo sono di Pietro Bagnara | Open Circle











