Le sale boulder vivono spesso di un gergo tutto loro, poco comprensibile a chi arriva da altri sport o non è avvezzo ad ascoltare e decifrare discorsi tra climber. Esimendoci dal ripescare frasi inerenti l’arrampicata nel suo insieme (puoi leggere le più comuni qui), ci atteniamo in questa circostanza al mondo indoor, costellato da prese colorate, volumi di dubbia appartenenza e partenze controverse.

5 -Ma il volume conta?
E’ il classico dei classici anche perché in linea di massima ogni palestra vive della sua propria tracciatura. Quindi in alcune situazioni il volume conta sempre e su ogni boulder che si trovi nei suoi paraggi, perché viene considerato parte integrante della struttura stessa, mentre in altre palestre conta solo se vi è alloggiata una presa che appartiene al boulder che stiamo provando. Appartengono allo stesso filone le questioni amletiche del tipo: “lo spigolo vale o non vale?”, anche se queste vengono più facilmente specificate. A domanda classica risposta standard: “Nel dubbio usiamolo”.
4 -Ma la partenza è sit?
In sale boulder un po’ più old school, o dove la precisione vince sull’improvvisazione, sui nastri dello start viene specificato “sit” o “stand”. Molte altre scuole di pensiero e di arrampicata lasciano invece libera interpretazione all’arrampicatore che vuole provare il boulder, indicandone la partenza ma non la metodologia. Un sistema che porta a valorizzare la capacità di lettura dei boulder e che lascia ad ognuno la libertà di adattare e comprimere il proprio corpo a piacere: ovviamente il movimento di partenza da seduto ti obbliga a quello sprint in più che - in settimana - dipende anche dalla qualità otto ore precedenti accumulate sulle spalle.
3 -Credo che manchi una presa
Quando il lancio è fuori da ogni concezione umana, in traverso e con le prese di arrivo non troppo aggancianti, tendiamo a pensare che il blocco sia ancora in fase di tracciatura: anni fa, quando i blocchi venivano tracciati con prese di colore diverso e quindi tutte le prese venivano segnalate con l’apposito nastro, era molto più semplice avvalersi dell’ipotesi che “mancasse un nastrino”. Con la tracciatura monocromatica è più difficile che manchi una presa; la speranza che forse dovranno ancora finire di “mettere su il blocco” ci fa comunque sentire dei climber con ancora una discreta autostima.

2-Il verde in placca è più duro del blu in strapiombo
Le “rivalutazioni” dei boulder tracciati sono sempre fonte di grandi confronti tra climber: dimentichi delle proprie inclinazioni e dei personali punti di forza, gli arrampicatori amano decodificare da capo la scala delle difficoltà della propria palestra. Un po’ come quando dal benzinaio qualcuno ama ancora far notare che “un euro e cinquanta di gasolio corrisponde a circa duemilanovecentodellevecchielire”, anche tra colori dei boulder, gradi sulla roccia e valli di riferimento si amano fare non poche conversioni metriche. Il verde sarebbe un 6b, se di placca anche 6c che però a Fontainebleau sarebbe 5c, ma in Svizzera chissà.
1 -Posso arcuare il foro della vite?
Similmente alle domande sui volumi, anche i fori delle viti ed i buchi per i ragni ci portano a voler sfruttare ogni minimo appiglio che i nostri occhi siano in grado di captare. In questo caso non si tratta tanto di “poter fare”, ma della probabilità sproporzionatamente alta di farsi seriamente male. Quindi la risposta è assolutamente no, anche perché se hai le capacità di fare forza su un foro per una vite, probabilmente hai le capacità per chiudere il blocco più duro della palestra.











