Le prese per l'arrampicata indoor: una breve storia

Chiunque abbia messo piede almeno una volta nella vita in una palestra di arrampicata indoor, sarà rimasto colpito dai muri pieni di prese colorate e dalle forme più strane, che danno subito l'idea di un ambiente divertente e alla portata di tutti.

 

 

Oggi le prese di arrampicata sono realizzate con materiali sempre più leggeri, e i volumi dedicati al boulder sono talmente grandi che diventano un'estensione della parete stessa. Ma quali sono state le prime prese di arrampicata e quando sono nate? Scopriamolo insieme.

 

 

Nathan Cima Unsplash

Le forme delle prese e dei volumi si sono evolute incredibilmente negli ultimi anni ©Nathan Cima

 

 

Breve storia delle prese da arrampicata

 

Se hai fatto un giro a Seattle avrai sicuramente visto Schurman Rock. La prima parete di roccia artificiale fu creata nel 1939 con l'intento di creare un'area di svago e di allenamento. Questa costruzione esterna, alta poco più di otto metri, è ancora agibile, e le prese che si usano sono fatte della stessa roccia di cui è fatta la parete.

 

 

 

 

Le prime vere e proprie prese per l'arrampicata artificiale nacquero però nel 1983, quando i francesi di Entre Prises esordirono con la fabbricazione di prese in argilla per l'arrampicata. L'affermarsi dell'arrampicata come sport non solo per alpinisti, ma anche per appassionati di questa specifica disciplina, portò alla necessità di creare nuovi strumenti specifici per permettere un allenamento costante anche durante le giornate piovose o nelle serate post lavorative.

 

 

L'exploit dopo la nascita delle prime gare di arrampicata

 

Con la nascita e lo svilupparsi, nella seconda metà degli anni '80, delle prime competizioni di arrampicata, ci fu una svolta nella creazione di nuove prese, sempre più progettate nello specifico per la pratica indoor. La tendenza era quella di creare prese e volumi con materiali sempre più resistenti e duraturi, in modo da non dover essere sostituite con troppa frequenza dai primi centri indoor che iniziavano a sorgere qua e là.

 

 

Inoltre, dato che potenzialmente era possibile allenarsi sempre più spesso, bisognava andare incontro anche al problema di creare prese che non fossero troppo aggressive nei confronti delle dita e della pelle degli arrampicatori. Si cercò quindi di smussare le prese e di ricercare materiali che permettessero di creare superfici più piacevoli al tatto: la resina poliestere fu in questo senso un vero salto in avanti. Grazie a questo materiale innovativo, che aveva anche il vantaggio di essere economico, si iniziarono a creare delle prese con superfici che permettessero agli arrampicatori di allenarsi per diverse ore senza che la pelle delle dita ne risentisse troppo.

 

 

Cameron Maier.

Annie Sanders, ©Cameron Maier, SCARPA

 

 

L'arrivo del poliuretano: leggerezza e innovazione

 

La svolta decisiva arrivò verso la fine degli anni '90, quando si iniziarono a produrre e commercializzare le prese in poliuretano. Questo materiale si fece subito apprezzare per essere il più resistente, leggero e duraturo tra quelli utilizzati fin ad allora per la produzione di prese. Inoltre il poliuretano portò con sé il vantaggio di poter essere fissato facilmente anche su superfici non uniformi: perfetto per le palestre di roccia con pareti sempre più complesse e multiformi che iniziavano ad aprire in un numero sempre maggiore.

 

 

Con la definitiva consacrazione nel nuovo millennio dell'arrampicata come sport per tutti, c'è stata una vasta sperimentazione nell'utilizzo di materiali innovativi che fossero sempre più allenanti, leggeri e il meno abrasivi possibile.

 

 

Edelrid

Stefan Riedl Edelrid

 

 

Il legno: piacevolezza al tatto e sostenibilità

 

Dal mondo dei travi, realizzati prima in resina e poi sempre più spesso in legno, abbiamo assistito sempre più spesso all'utilizzo di questo materiale naturale anche da parte dei produttori di prese. Accolto, soprattutto nei primi tempi, con una punta di perplessità da parte di chi era abituato da anni all'utilizzo degli strumenti in resina, ha ottenuto nel tempo sempre più consensi, diventando uno dei principali materiali utilizzati per l'allenamento specifico. 

 

 

Oltre a essere per ovvie ragioni un materiale molto più sostenibile rispetto alla resina, ha una texture decisamente meno aggressiva sulla pelle, che ti permette di affrontare allenamenti anche molto intensi e molto frequenti. La sua proverbiale scivolosità è un fattore estremamente allenante: non potendo contare sulla porosità della resina, dove la pelle delle mani crea una frizione sufficiente a rimanere appesi, richiede un coinvolgimento maggiore da parte di tutti i muscoli del dorso e del core.

 

 

Le tipologie di prese oggi

 

Oltre ai diversi materiali, le prese si differenziano tra loro per la tipologia di fissaggio. Oggi ci sono principalmente due tipi di prese: a bullone (di solito quelle più grandi) e a vite autofilettanti, che a differenza delle prime sono sempre più piccole e più versatili, perché si possono applicare in qualsiasi punto del pannello senza seguire lo schema delle prese a bullone.

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