Stabilire la durata di una corda d’arrampicata è pressoché impossibile: ogni volo, ogni salita in top rope, ogni utilizzo in ambienti ricchi di polvere influiscono in qualche modo sulla sua resistenza e, più che altro, sulla sua usura.
Proprio per questo dobbiamo riporre il massimo della nostra attenzione su ogni episodio che va a far parte dello “storico” della nostra corda e che, sommato ad un’ispezione frequente del suo “stato di salute”, ci garantisce un’arrampicata in totale sicurezza.
In particolare ti elenchiamo qui sette tra i molteplici fattori che contribuiscono a rovinarne il suo stato, e che possono potenzialmente accorciarne la vita.
La polvere
Non si dà mai abbastanza importanza alla polvere ed alla terra che caratterizzano la maggior parte delle basi delle falesie e che si infilano tra le maglie della calza della corda. Oltre al fatto che non è propriamente igienico, soprattutto quando teniamo la corda tra i denti per rinviare, l’abrasione che può derivarne sicura dopo sicura può accorciare di molto la durata della corda. La sacca portacorda può ridurre drasticamente l’impatto della polvere: molto spesso quello che notiamo è che il beneficio di avere una sacca portacorda viene meno quando uno dei due arrampicatori sale in top rope. La corda che viene “fatta girare” in modo da arrampicare con il capo che passa tra i rinvii esce dal sacco portacorda, ma viene raccolta in terra: in questo caso è utile avere con noi un secondo sacco per recuperare la corda dall’alto. La notizia buona è che possiamo limitare i danni della polvere lavando la corda con acqua tiepida e sapone neutro, una buona asciugatura ed un’ottima manutenzione.
L’umidità
In un post dedicato ai trattamenti specifici sulle corde di arrampicata abbiamo evidenziato come l’idrorepellenza non riduca solo l’assorbimento dell’acqua tra le fibre della corda, ma ne aumenti anche la resistenza all’abrasione. Per chiunque si sia trovato a maneggiare una corda bagnata, i motivi per cui possiamo scegliere una corda Dry per quasi tutte le attività che non esulino dall’arrampicata sportiva in piena estate, sono molto evidenti: una corda bagnata risulta estremamente pesante, con delle difficoltà pratiche nel suo utilizzo che non implicano solo una scarsa maneggevolezza, ma anche un alto fattore di rischio in termini di sicurezza. Inoltre, nel caso in cui le temperature si abbassino, una corda bagnata può gelare con facilità, riducendo quasi della metà rispetto a quando è asciutta le sue caratteristiche tecniche.
Gli attorcigliamenti
Se c’è un motivo per cui molti arrampicatori con un’attenzione esagerata per la propria attrezzatura possono far desistere chiunque dal provare ad arrampicare in top rope, è proprio per via dei nodi e degli attorcigliamenti che si creano. Causa dei più frequenti “diverbi da falesia” (spesso “è passata al contrario” nella sosta), l’arrampicata da secondo può portare a grovigli e asole che portano a dover interrompere continuamente il ritmo dell’arrampicata, ed a situazioni molto pericolose in cui si cerca di districare i nodi in tutti i modi (e spesso con una mano sola).
Il calore ed i raggi solari
Abbiamo parlato varie volte dei danni dei raggi solari su vari tipi di attrezzatura: in un’intervista fatta ad Emanuele Pellizzari avevamo approfondito gli effetti del calore sulle mescole delle scarpette (qui il post) e potremmo approfondire similmente il tema a proposito delle corde. A tutti noi è sicuramente successo almeno una volta di dimenticare nel bagagliaio della macchina lo zaino con l’attrezzatura: il “problema” sta ovviamente nel far diventare questa dimenticanza un’abitudine. Come ci spiega Edelrid all’interno della sezione Knowledge Base del sito, gli effetti dei raggi solari non si vedono solo nel colore della calza che sbiadisce, ma anche in una maggiore rigidità delle fibre ed una perdita di elasticità che diventa pericolosa per la nostra attività sulla roccia. Le situazioni di maggiore rischio in questo caso si verificano quando lasciamo una corda montata su una via per più giorni, laviamo una corda e la lasciamo asciugare al sole oppure la dimentichiamo in macchina per un tempo piuttosto lungo. Qualsiasi cambiamento di colore nella calza della corda deve funzionare come un primo campanello di allarme circa la sua integrità.
Le bruciature
Quando la corda subisce una frizione o sfregamento contro un’altra corda o comunque un materiale tessile, possono verificarsi delle bruciature, estremamente pericolose per chi sta arrampicando. In falesie piuttosto affollate, e con molte vie vicine tra loro, può capitare che due arrampicatori stiano salendo da primi due vie con una sosta in comune: in questo caso non si deve mai far passare entrambe le corde nello stesso anello della sosta. Se questo è un fattore di rischio abbastanza conosciuto e tenuto in considerazione da chiunque arrampichi, si sottovaluta sempre un po’ di più il rischio di bruciatura della corda quando passa velocemente nel dispositivo assicuratore, ad esempio in caso di calata molto veloce o di salita in top rope. Anche se il rischio di surriscaldamento delle fibre tra corda e attrezzatura di metallo è più basso rispetto a quello tra corda ed altro materiale tessile, non bisogna trascurare che anche uno scorrimento molto veloce ad esempio nel GriGri può comportare il suo grado di rischio. Queste bruciature sono in genere riconoscibili da macchie sulla corda: in questo punto la calza risulta più rigida e scivolosa.
Spigoli vivi
In questo caso parliamo di fattori “meccanici”: quando una corda sfrega su uno spigolo vivo siamo tutti ben consapevoli che si sta creando un danno irreversibile (al contrario di quanto detto ad esempio per la polvere). In arrampicata sportiva questo si può verificare se si arrampica in top rope su una via che presenta ad esempio un ristabilimento dopo un pezzo strapiombante, ma se invece parliamo di arrampicata su ghiaccio e contesti più “alpini”, questo rischio aumenta esponenzialmente. In questo caso non sarà solo la linea della via a doverci “preoccupare”, ma anche l’attrezzatura che stiamo utilizzando, come ad esempio piccozze e ramponi, che deve possibilmente essere trasportata non a contatto con la corda.
Gli agenti chimici
Questo sì, rappresenta forse il caso meno comune di fattore di abrasione, ma comunque da non sottovalutare. Uno degli agenti chimici che può danneggiare più comunemente la corda da arrampicata è ad esempio il liquido delle batterie delle auto, così come l’olio del motore. Se abbiamo l’abitudine di riporre la nostra attrezzatura in garage, prestiamo la massima attenzione a tenerla ben separata da tutto il necessaire che abbiamo sugli scaffali per la manutenzione dell’auto. Edelrid ha recentemente portato avanti dei testi molto approfonditi sugli effetti dei prodotti disinfettanti utilizzati ad esempio nelle palestre dopo gli utilizzi del materiale tessile in affitto, come le corde. Per saperne di più, vista la complessità del tema, vi rimandiamo al post originale sul sito di Edelrid.











