Il boulder indoor può essere vissuto in tanti modi diversi quanti sono i tipi di arrampicatori che frequentano le palestre: c'è chi la prende "old school", come allenamento in vista delle meritevoli giornate del fine settimana sulla roccia, o chi la vive al cento per cento per il puro piacere di arrampicare in palestra dando il massimo e cercando di salire boulder al limite.
Questo è il motivo per cui a volte in palestra si cade nell'errore di pensare che i boulderisti siano poi veramente bizzarri ed abbiano abitudini difficili da comprendere, al limite dell'etica dell'arrampicata sportiva indoor. Questa piccola guida non vuole essere altro che una mano tesa verso chi è un nuovo frequentatore delle palestre di arrampicata e voglia carpire i segreti indecifrabili di tutti quegli arrampicatori verso i quali avrà pronunciato almeno una volta nella vita: "non ho capito cosa stia facendo".
Usare una presa o un appoggio in più
Quante volte abbiamo visto un arrampicatore (che d'istinto abbiamo catalogato come "forte" o quantomeno "esperenziato") provare un boulder utilizzando una presa in più, magari come intermedio (ovvero come presa che ti rende stabile mentre cerchi di acchiapparne una ancora più lontana)? E la cosa più bizzarra è che con molta probabilità avrà anche riprovato quel movimento, sempre allo stesso modo, più volte (quindi no, non era una svista). Ebbene sì, quando proviamo un boulder al limite e non riusciamo in un passaggio specifico, un metodo molto efficace può essere darsi una presa in più, o un appoggio per il piede in più. Obiettivo unico: sentire la posizione finale, ovvero quella di arrivo alla presa corretta, capire come dobbiamo trovarci con il corpo in modo da ricercare in un secondo momento quella stessa sensazione togliendo la presa che utilizziamo come "aiuto da casa". Un piccolo trucco utilizzato moltissimo anche con chi è ai suoi primi passi sul muro e cerca sicurezza e sensazioni di stabilità utilizzando prese vicine, per poi ridurle man mano che acquisisce fiducia.
Non ripartire sempre dallo start
Dopo questa lunga premessa del primo punto, ci è più facile capire perché non tutti si ostinino a partire sempre e solo dallo start: a meno che non siamo in una gara, simulazione di gara o terreni in qualche modo agonistici, possiamo "giocare" con il passaggio che vogliamo provare, smontandolo in più pezzi come un puzzle. Possiamo preoccuparci di provare prima la sezione verticale, che ci scalda anche un po', per lasciare ad una fase finale di studio la sit-start, ad esempio, o il movimento verso il top che ci mette a soggezione già solo a guardarlo. Quindi niente di male se vediamo qualcuno che sta provando una partenza con una mano già piazzata sulla seconda presa: magari sta provando i singoli movimenti. Possiamo iniziare a preoccuparci se poi, arrivato al top, esulta come se avesse guadagnato un posto per le prossime Olimpiadi di Parigi.
Mix di boulder
Se le prime due "strane abitudini" si addicono in maniera perfetta anche ad un arrampicatore alle prime armi, perché di fatto ti agevolano nel capire meglio singoli movimenti, quello di cui ti parliamo ora è prettamente da "climber pro". Succede che ogni tanto qualcuno parta su un inequivocabile boulder ben segnalato dagli appositi cartellini, per poi deviare su quello di fianco, plausibilmente ancora più difficile. Nonostante le palestre abbondino di passaggi sempre freschi di tracciatura e dagli sviluppi molti vari, può succedere che qualche arrampicatore - magari alle prese con una preparazione specifica - unisca le sezioni di diversi boulder per creare un movimento nuovo, allenante ed estremamente ricercato.
Foto di copertina Christian Adam BD











